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Mantova città della Cultura - Musei e Monumenti da scoprire: 

Camera picta
Palazzo Te
Casa Del Mercante
Canneto3

Musei e Monumenti Comunali

Palazzo Te

palazzo tePalazzo Te, secondo la testimonianza di Giorgio Vasari doveva essere "un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso".
Il palazzo, edificato e decorato tra il 1525 e il 1535, è il capolavoro dell'allievo prediletto di Raffaello, Giulio Romano (Roma 1499 – Mantova 1546), artefice unico e geniale che lo concepì come luogo destinato all'ozio del principe committente, Federico II Gonzaga, e ai fastosi ricevimenti degli ospiti più illustri. L'"onesto ozio", esaltato in una scritta dedicatoria della Camera di Psiche, aveva il significato latino di attività piacevole e raffinata, da coltivare nei momenti liberi dalle gravi occupazioni del governo.

Sito Ufficiale: Palazzo Te content external link

 

MACA – Mantova Collezioni Antiche

san sebastiano loggia

Il palazzo di San Sebastiano è la sola residenza stabile del principe costruita fuori dal vasto complesso della corte di Palazzo Ducale e si distingue come unico caso nella tradizione gonzaghesca del potere. Restaurato e adibito a sede museale nel 2004, il complesso oggi è rinnovato nell’allestimento ed è sede del museo MACA – Mantova Collezioni Antiche.
Francesco II e Vespasiano Gonzaga, Giuseppe Acerbi e Ugo Sissa sono i quattro protagonisti del museo che hanno contribuito attraverso i secoli a formare il patrimonio culturale della città. I trionfi di Francesco II Gonzaga , Vespasiano Gonzaga  e la sua raffinata raccolta di antichità, Giuseppe Acerbi e Ugo Sissa con le loro collezioni egiziana e mesopotamica ne compongono i quattro itinerari. 

Sito Ufficiale: https://maca.museimantova.it/  content external link

Tempio Leon Battista Alberti

facciata sebastiano - CopiaTempio di San Sebastiano

La storia della chiesa di San Sebastiano, costruita da Leon Battista Alberti per commissione del marchese Ludovico II Gonzaga a partire dal 1460, è decisamente complessa ed incerta tanto è vero che non sappiamo quali furono i reali motivi che spinsero il marchese a decidere di edificare il tempio all'estrema periferia meridionale della città; la stessa destinazione è dubbia, forse doveva diventare il nuovo sepolcro di famiglia dei Gonzaga. Nelle intenzioni dell'Alberti il tempio presentava una pianta centrale, uno dei primi esempi del Rinascimento, formata da una croce greca inscritta in un quadrato con tre absidi semicircolari; i quattro bracci dovevano essere coperti con volte a botte. L'impianto planimetrico si ripete in modo speculare nella chiesa inferiore, che ha un accesso indipendente rispetto all'aula superiore. Durante il restauro eseguito tra il 1922 e il 1925, si decise di trasformare l'edificio, da tempo abbandonato, in sacrario ai caduti, alterandone profondamente la struttura, dato che furono modificate le aperture, si procedette al rifacimento della volta sostituendone i pilastri e le basi che la sostenevano, ma soprattutto per l'aggiunta impropria delle due scalinate di accesso in facciata; la scala antica, infatti, tuttora esistente e risalente alla fine del Quattrocento, è posta all'interno di una loggia, sul lato sinistro del portico; e lì, in corrispondenza con le testate laterali del pronao, probabilmente Leon Battista Alberti aveva immaginato le due rampe d'ingresso al suo tempio.

Sito:https://maca.museimantova.it/ content external link

 

 

 

Teatro Scientifico Bibiena

teatro scientifico bibiena

Costruito tra il 1767 e il 1769, il teatro fu progettato dal parmense Antonio Galli Bibiena su commissione del rettore dell'Accademia dei Timidi, conte Carlo Ottavio di Colloredo, con la finalità di ospitare principalmente adunanze scientifiche, ma aperto anche a recite e concerti.
Il teatro, non più a gradinata come quelli rinascimentali, presenta una pianta a forma di campana ed è disposto su più ordini di palchetti lignei, secondo il genere di struttura inventato nel Seicento e che ormai imperava.
Con vivacità prodigiosa pari alle risorse dell'estro, l'architetto Bibiena adempì in soli due anni all'obbligo che nel 1767 aveva contratto coi Timidi: ideò lo speciale teatro, ne diresse i lavori di fabbrica ed infine, con abilità di pittore oltre che di architetto, affrescò personalmente gli interni dei numerosi palchetti con figurazioni monocrome, anch'esse documento prezioso dell'attività artistica dell'insigne maestro.
La classica facciata fu invece realizzata da Giuseppe Piermarini da cui trae il nome il salone posto al primo piano del teatro.
Lo “scientifico”, finito di tutto punto, il 3 dicembre 1769 poteva essere ufficialmente inaugurato: risultava essere un gioiello squisito per gli equilibri fra movimento ed eleganza e una delle formulazioni architettoniche più significative del tardo Settecento europeo. Poco più di un mese dopo l'inaugurazione, il 16 gennaio 1770 il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, appena quattordicenne, giunto a Mantova durante la sua prima tournée italiana, vi tenne, assieme al padre Leopold, un memorabile concerto.
Tuttora il teatro viene utilizzato per ospitare rassegne musicali, concerti e convegni di alto livello.

Teatro Bibiena - Via Accademia 47, 46100 MANTOVA
Tel. 0376 327653

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E' possibile scaricare il depliant informativo del Teatro

pdf Brochure Teatro Bibiena - Italiano (4.34 MB)

pdf Brochure Teatro Bibiena - Inglese (4.39 MB)

 

Palazzo della Ragione

Il Palazzo della Ragione fa parte di quel nucleo di edifici cittadini sorti in epoca medioevale. Citato più volte in documenti dell'epoca come Palatium Novum del Comune, il palazzo venne edificato intorno al XI-XII secolo per assolvere alle funzioni civili pubbliche e destinato ad accogliere le assemblee e le adunanze cittadine o, in caso di cattivo tempo, il mercato che si teneva nella piazza sottostante.
L'edificio fu più volte oggetto di modifiche, fin dalla metà del tredicesimo secolo. Nel 1472 fu innalzata la Torre dell'Orologio arricchita da un pubblico orologio ideato dal matematico ed astrologo Bartolomeo Manfredi. L'orologio dava conto delle ore del giorno, delle posizioni dei pianeti, del crescere e del calare del sole, dei segni zodiacali, delle fasi lunari, dei giorni favorevoli per far salassi, seminare, partire per viaggi e di altre cose "utili in questo mondo".  Nel 1700, su progetto dell'architetto Doricilio Moscatelli, furono chiuse le trifore duecentesche ed aperte ampie e luminose finestre.
Nella prima metà del '900, il palazzo fu riportato alla sua struttura originaria dall'architetto mantovano Aldo Andreani, eliminando le sovrapposizioni barocche.
Adibito per secoli all'amministrazione della giustizia, dal 1997 è divenuto prestigiosa sede espositiva dei Musei Civici di Mantova, ospitando numerose ed importanti esposizioni d'arte organizzate dall'amministrazione comunale.
Nell'ampio salone, di imponenti volumetrie, sono visibili sulle pareti di testa i resti di notevoli affreschi che raffigurano episodi bellici databili intorno alla fine del XII secolo, oltre a personaggi di storia sacra firmati dal parmense Grisopolo e databili alla metà del duecento.

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Torre dell'Orologio e Museo del Tempo

A causa degli ultimi eventi sismici e a scopo cautelativo, Palazzo della Ragione e la Torre dell’Orologio sono momentaneamente chiusi.

La Torre dell’Orologio, di impianto rettangolare, voluta dal marchese Ludovico II, fu costruita nel 1472-73 su progetto di Luca Fancelli, ed è così detta per l’antico orologio realizzato da Bartolomeo Manfredi, meccanico, matematico e astrologo alla corte dei Gonzaga, noto anche come Bartolomeo dell’Orologio. L’Orologio venne inaugurato nel dicembre del 1473. Il quadrante indica le ore contrassegnate da numeri romani, e riporta altre indicazioni come i segni zodiacali, le ore planetarie, i giorni della Luna, la posizione degli astri utile a sapere se un certo momento della giornata è sotto l’influsso di pianeti favorevoli.

pdf Depliant Torre dell'Orologio (7.88 MB)


Museo del Tempo
All'interno della Torre, con accesso dal salone di Palazzo della Ragione, è allestita una prima esposizione degli oggetti e degli ingranaggi tralasciati o sostituiti nel corso del tempo da chi mise mano all’orologio.
Sarà così possibile ammirare la corona quattrocentesca le lancette, i segni zodiacali in rame sbalzato, il pendolo di Foucault e inoltre le due strutture ottocentesche in legno e lamiera intagliata che, ruotando dietro le finestrelle ottagonali (vedi foto a lato), consentivano la lettura anche notturna dell’orologio.
La visita è assolutamente consigliata sia per ammirare i meccanismi della macchina dell’orologio, ma anche per il panorama mozzafiato che si apre all’ultimo piano della torre dove si coglie una delle viste più belle della città spaziando con lo sguardo ai laghi che circondano Mantova.

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Biblioteca Teresiana

Biblioteca Comunale Teresiana, ms. 144 (A.V.14), f. 2r

La Biblioteca comunale Teresiana, fondata nel 1780, si distingue per il particolare valore del suo patrimonio antico, raro e di pregio, che la fa annoverare tra le principali biblioteche italiane.
Per la natura delle collezioni e dei servizi erogati essa si caratterizza come biblioteca storica e di conservazione, volta allo studio e alla ricerca sul libro antico e la storia locale; come luogo di conservazione di opere rare e di pregio relative alla memoria della città e del territorio mantovano (manoscritti, incunabuli, carteggi, stampe, materiale bibliografico antico e moderno); come punto di riferimento per le ricerche sul fondo librario, documentario e dei periodici locali; infine, come punto di erogazione del servizio di prestito, consultazione e informazione bibliografica specializzata rispetto alle proprie raccolte.
La Biblioteca Teresiana è impegnata nella conservazione, valorizzazione e promozione della conoscenza riguardo alle proprie collezioni. Essa cura la conservazione del materiale antico e della storia locale.
Eroga inoltre i servizi bibliotecari di pubblica lettura in cooperazione con la Biblioteca Mediateca Gino Baratta, per favorire il libero accesso ai servizi informativi, la promozione della lettura e lo scambio interculturale tra le diverse comunità sul territorio.
Garantisce il prestito e la consultazione di tutto il materiale posseduto, fatte salve le necessità di tutela del materiale raro e di pregio; la consulenza bibliografica, la fornitura e la distribuzione di documenti anche a favore di altre istituzioni bibliotecarie; l’accesso ai cataloghi di altre Biblioteche tramite la rete Internet e l’accesso ai propri fondi speciali, approntando servizi specifici all’utenza

Vai al sito della Biblioteca Teresiana external link

 

Madonna della Vittoria

santa maria vittoriaLa chiesa di Santa Maria della Vittoria, consacrata nel 1496 e affidata dal 1499 ai frati Eremitani di San Gerolamo, è un edificio votivo voluto da Francesco II Gonzaga, IV marchese di Mantova, per celebrare la vittoria sul re di Francia Carlo VIII durante la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495): il grande Andrea Mantegna, al servizio della corte di Mantova in qualità di pittore di corte, realizzò la celebre pala d'altare la Madonna della Vittoria attualmente conservata presso il museo parigino del Louvre, poichè nel 1797, durante l'occupazione francese, la chiesa fu adibita a scopi militari e la pala del Mantenga trafugata a Parigi.
Nel 1877 il Genio Militare Italiano rimaneggiò pesantemente l'interno suddividendolo in due piani destinati a magazzino. Dal 1899 quello superiore è occupato dall'asilo Strozzi Valenti Gonzaga. Il piano inferiore, dopo varie utilizzazioni, divenne sede, dal 1942 al 1986, di un laboratorio di verniciatura e cromatura.

Sito: Santa Maria della Vittoria content external link

Altri Musei e Monumenti della Città

Palazzo Ducale

3052L'imponente reggia che domina Piazza Sordello è Palazzo Ducale, la reggia che ha ospitato nel corso dei secoli le famiglie che hanno governato la città di Mantova e i suoi territori. Un palazzo che racconta la ricchezza e i fasti vissuti dalla città dei tre laghi. Il Palazzo Ducale si compone di più edifici costruiti in epoche diverse e collegati fra loro nel corso del tempo prima dalla famiglia Bonacolsi e poi dai Gonzaga. Costruito da Guido verso la fine del 1200, l'edificio è tipicamente vicino ai palazzi comunali d'area lombarda, ma nel contempo anticipazione del passaggio di Mantova da Comune a Signoria. Divenuto infatti capitano del popolo nel 1299, Guido trasformò quello che allora era ancora un palazzo di proprietà della famiglia, nel centro del potere della città. La vasta superficie della facciata alleggerita dalle ampie arcate del porticato sottostante, è arricchita dal sobrio cromatismo del mattone alternato al marmo.

Il Palazzo Ducale è quindi un susseguirsi di stanze, corridoi, studioli, giardini pensili, scaloni, gallerie, salette, cortili. Il Palazzo Ducale rappresenta l'immagine di ricchezza, arte, potenza che il visitatore ricava percorrendo spazi aggregati nel corso di quattro secoli, fino a costituire una città nella città con i suoi 34.000 metri quadrati di estensione, 500 stanze, 15 tra giardini, piazze e cortili. Quando i Gonzaga scalzarono i Bonacolsi, si impossessarono di questi edifici e nel corso del tempo li modificarono aggiungendo sempre nuovi corpi di fabbrica con logge, maestose scale, gallerie, cortili pensili collegandoli tutti fra loro, sotto la direzione di geniali architetti come Fancelli, Giulio Romano, Bertani, Viani, in un'unica grandiosa reggia.

Parte integrante del Palazzo è anche il Castello di San Giorgio possente opera di fortificazione realizzata da Bartolino da Navara sul finire del XIV secolo a imitazione di quello degli Este a Ferrara che durante la dominazione austriaca divenne prigione dove vi furono rinchiusi, tra tanti altri, i martiri di Belfiore, Ciro Menotti, Tito Speri e Felice Orsini. Da queste sale i Gonzaga esercitarono il potere, vissero i fasti di una reggenza invidiata e rispettata, videro la decadenza lenta e inesorabile, subirono la fine sotto i colpi della storia.

La visita al labirintico palazzo può avvenire seguendo diversi percorsi a seconda degli interessi e del tempo a disposizione. Alcuni punti che non dovrebbero sfuggire allo sguardo del visitatore sono: l'appartamento degli Arazzi dove sono sistemati nove preziosi arazzi tessuti in Fiandra su cartoni di Raffaello raffiguranti gli Atti degli Apostoli, l'appartamento e il raffinato studiolo di Isabella d'Este. Lo sguardo dovrà necessariamente soffermarsi su due fra i cicli pittorici più famosi della storia dell'arte italiana. Quello del Pisanello costituito da grandiose sinopie e affreschi a tema cavalleresco, scene di un cruento torneo realizzato con raffinata fattura e straordinaria forza drammatica, rappresentazione di un mondo medievale ormai al tramonto.

Quello di Andrea Mantegna, chiamato a Mantova nel 1460 dal marchese Ludovico e vissuto nella città virgiliana fino alla morte, avvenuta nel 1506. Proprio a Mantova Andrea Mantegna realizzò la sua opera più geniale e celebre, la Camera Picta o Camera degli Sposi.

Sito ufficiale: http://www.mantovaducale.beniculturali.it content external link
Copyright © - Foto: Toni Lodigiani

Museo Archeologico Nazionale

3716E' situato in quello che fu il Mercato dei Bozzoli di Mantova.
L'area sulla quale si trova attualmente l'edificio è inscritta nel perimetro di Palazzo Ducale, vantando un glorioso passato: dalla metà del ‘500 alla fine dell''800 fu sede del Teatro di Corte dei Gonzaga e poi dell'impero asburgico. 

Il territorio dell'attuale provincia di Mantova si presenta, da un punto di vista archeologico, come uno dei più ricchi della Lombardia. L'ordinamento e i supporti didattici presenti attualmente rispecchiano quelli del futuro museo.
Il sistema adottato segue infatti, sia criteri cronologici che topografici; la storia dell'intero territorio mantovano viene portata all'attenzione del visitatore, partendo dalla preistoria fino ad arrivare al Medioevo.

 Al piano terra la sezione dedicata a Mantua, città romana si arricchisce di un intero settore che illustrerà i culti funerari dall’epoca augustea al VII secolo d.C. con la ricostruzione di un monumento a edicola e l’espressione della religiosità antica attraverso i ricchi doni funebri.

Al termine del percorso si incontra la sezione dedicata alla città di Mantova, straordinario palinsesto in cui sono sovrapposte tracce di gran parte delle fasi storiche succedutesi nel territorio: dalla città etrusca alle testimonianze longobarde e rinascimentali.

All'interno del museo sono esposti gli Amanti di Valdaro, due scheletri abbracciati di un uomo e una donna di epoca tardoneolitica (ca 3.500 a.C.), ritrovati nel 2007 a Valdaro, nei pressi della città. La teca che contiene i resti scheletrici originari è affiancata dagli oggetti di corredo rinvenuti nella tomba. Accanto a essa sono esposti altri reperti straordinari. Si tratta dei calchi di due sepolture, pure neolitiche. Una è riferita a un personaggio di rango con ricco corredo funebre, l’altra a un individuo maschile adulto, deposto assieme al suo cane.

Al primo piano l’allestimento dedicato alle sepolture neolitiche introdurrà l’intera sezione dedicata al periodo pre-protostorico fino alla romanizzazione. Questa sezione illustrerà con una ricca selezione di reperti l’insediamento antico sorto intorno alla futura città etrusca e romana. L’excursus partirà dal Neolitico Antico e, attraverso l’Età del Rame e del Bronzo, ci condurrà all’Età del Ferro, caratterizzata dalle particolari testimonianze delle civiltà dei Veneti, degli Etruschi e dei Celti.

Museo Archeologico Nazionale di Mantova
Piazza Sordello, 27
tel. 0376 320003
mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito ufficiale: www.museoarcheologicomantova.beniculturali.it

 

Casa del Mantegna

casa del MantegnaEretta a partire dal 1476 sul terreno donato all'artista dal Marchese Ludovico II Gonzaga, la casa si presenta molto semplice all'esterno con una volumetria cubica, entro la quale è inserito un cortile cilindrico, quasi una piccola piazza di sobria ed austera eleganza.
Attorno a questo cortile, sono disposte le stanze, oggi adibite dall'Amministrazione Provinciale di Mantova a spazi espositivi.
La singolare concezione dell'edificio fa ritenere che l'autore del progetto sia stato lo stesso Mantegna. In pianta il cerchio si inscrive nel quadrato: l'evidente allusione alla simbologia del divino rimanda alle teorizzazioni dell'Alberti e allo spirito ricettivo dell'artista, una dimensione che è anche sottilmente suggerita dal motto Ab Olympo che troviamo iscritto sopra uno dei portali.
L'intera costruzione sembra dunque ruotare intorno a questo nucleo rotondo che, per la sua forma, si distacca da ogni altro cortile della Rinascenza e sottolinea ulteriormente l'originalità del Mantegna.
Aperta solo in caso di mostre ed esposizioni.


Sito ufficiale: www.casadelmantegna.it content external link

Museo Diocesano Francesco Gonzaga

Museo diocesano

Il Museo Diocesano Francesco Gonzaga nasce in risposta a due esigenze importanti: da un lato come tutela della vasta quantità di oggetti sacri e arredi liturgici confluiti in sacrestie e oratori in seguito a riforme religiose, estinzioni di confraternite, abbandoni di chiese e cappelle, dall'altro come strumento divulgativo al pubblico del patrimonio artistico ecclesiastico inteso come rapporto tra cultura, arte e liturgia. Raccogliendo in un'unica sede espositiva il patrimonio artistico, culturale e religioso di tutto il territorio della Diocesi mantovana, il Museo assolve da una parte la fondamentale funzione di conservazione e di catalogazione dell'opera d'arte, dall'altra quella non meno importante di esporre l'opera stessa alla fruizione pubblica. La mostra del 1974 “Tesori d'arte nella città dei Gonzaga” rivelò la straordinaria ricchezza del patrimonio artistico della Diocesi di Mantova, ponendosi come antecedente della formazione del Museo Diocesano di Arte Sacra, fondato il 18 marzo 1983.

Sito ufficiale: www.museodiocesanomantova.it external link

Palazzo d’Arco

palazzo arcoIl Palazzo, splendida residenza dei conti d'Arco, come oggi si presenta nella sua imponente facciata e nelle strutture interne, fu eretto fra il 1784 e gli anni immediatamente seguenti dall'architetto neoclassico Antonio Colonna per un ramo della casata trentina dei conti d'Arco.
A Mantova la presenza e l'importanza dei conti d'Arco erano rilevanti già prima del Rinascimento. Nel 1740 un ramo della famiglia era venuta ad insediarsi stabilmente, avendo ereditato in questa città la dimora dei conti Chieppio, che si trovava nel luogo stesso in cui ora si erge la parte anteriore del Palazzo d'Arco. L'idea di una ricostruzione radicale dell'edificio dove avevano abitato i Chieppio si affacciò poco dopo il 1780 nella mente del conte Giovanni Battista Gherardo d'Arco.

Sito: Palazzo d'Arco content external link

Museo della Gazzetta

museo gazzettaIl museo permanente della Gazzetta di Mantova raccoglie la testimonianza dei 350 anni di storia del giornale della città, il quotidiano più antico d'Italia e si trova al primo piano del palazzo di piazza Mozzarelli 7 a Mantova: la linotype, la macchina di costruzione americana usata in tipografia fino al 1981, è stata collocata all'ingresso, un monumento all'editoria moderna, che trasformava gli articoli in righe di piombo.
Del numero più antico della Gazzetta arrivato ai giorni nostri, risalente al 27 novembre 1665, è esposta una copia perfetta, dato che l'originale è conservato presso l'Archivio di Stato di Modena.


Il visitatore può ripercorrere tre secoli e mezzo di storia, di Mantova e del Mondo. Non mancano pagine dolorose per la nostra storia, come il periodo dal 1920 al 1945, quando il quotidiano fu costretto ad abbandonare la sua testata per diventare la Voce di Mantova, organo ufficiale del Partito fascista. Poi la breve parentesi di Mantova libera e infine il ritorno all'antico, Gazzetta di Mantova. Il tutto è documentato dalle prime pagine più significative nei vari passaggi storici.
Su uno schermo scorrono le fotografie degli anni '50 e '60 scattate da Quinto Sbarberi.

Il museo è aperto al pubblico dal martedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30, con ingresso libero.

Le scuole o i gruppi possono prenotare una visita telefonando alla segreteria del giornale in orari d'ufficio: tel. 0376 303202

Info
Gazzetta di Mantova tel. 0376 3031

Sito: Gazzetta di Mantova  content external link

Museo Vigili del Fuoco

museo vigili fuocoLa legge istitutiva del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco del 1941 prevedeva la realizzazione di un museo storico. Tuttavia, solo molti anni dopo, il Comando provinciale Vigili del Fuoco di Mantova riusciva a realizzare questo obiettivo, raccogliendo e restaurando mezzi e materiali di varie epoche attraverso acquisizioni nelle caserme dei Vigili del Fuoco di tutta Italia.
Nel 1991, in occasione del 50° anniversario dell'istituzione, veniva inaugurato il primo museo storico italiano dei Vigili del Fuoco. Il museo è stato allestito in alcuni edifici del complesso monumentale del Palazzo Ducale di Mantova, adibiti anticamente in parte a uso militare e scuderie (ex caserma Gonzaga), in parte riconducibili a una struttura teatrale (ex Teatro vecchio).
Il museo si sviluppa su quattro ampie sale collegate tra di loro da grandi aperture ad arco e raccoglie mezzi e testimonianze dal XVIII al XX secolo, consentendo di cogliere la straordinaria evoluzione tecnica dei mezzi del Corpo dei Vigili del Fuoco in questi secoli.
Nella prima sala (ex scuderie) sono esposti i mezzi più antichi, tra cui una pompa a mano del XVIII secolo che veniva azionata dai cittadini riuniti come volontari. Tra le curiosità, una bicicletta dei pompieri dotata di manichetta e varie moto, semplici o con sidecar.
Nella seconda e terza sala sono disposti automezzi storici, anfibi, autopompe anche di grandi dimensioni: particolare interesse destano le scale in acciaio, tra cui una lunga 26 metri ancora in perfette condizioni ideata dal tedesco Conrad Dietrich Magirus. Nella quarta sala si possono ammirare uniformi di varie epoche, i primi estintori a polvere antesignani degli odierni a schiuma, caschi di varie epoche e paesi e, al centro della sala, un elicottero del 1956. Sono inoltre esposti su tutto il percorso museale molteplici documenti, quali fotografie e articoli di giornali.

Sito: Museo Vigili del fuoco  content external link

Museo Tazio Nuvolari

tazio nuvolariLa leggenda del “Mantovano Volante” rivive nel Museo Tazio Nuvolari che raccoglie il lascito del grande campione oggi custodito e promosso da Automobile Club Mantova. Attraverso le raccolte di immagini, di memorabilia, di contributi audiovisivi e trofei il Museo racconta la vita straordinaria del “più grande pilota del passato, del presente e del futuro”. La visita del Museo Tazio Nuvolari è un autentico viaggio nel tempo che permette di riscoprire una delle più emozionanti e incredibili storie umane e sportive del Novecento.

Sito: Museo Tazio Nuvolari  content external link

Palazzo Valenti Gonzaga

GALLERIA MUSEO VALENTI GONZAGA Nella parte più rappresentativa del piano nobile di Palazzo Valenti Gonzaga ha sede la Galleria Museo Valenti Gonzaga: gli ambienti visitabili sono la "Galleria" d`ingresso, la Camera del "Figliuol Prodigo", la "Cappella", la "Stanza del Trionfo del Tempo sulla Fama" e la "Stanza degli Stemmi". Tutti gli ambienti sono decorati ed impreziositi da affreschi attribuiti al pittore fiammingo di Anversa Frans Geffels (1625-1694) e da 18 statue, che si ritengono essere opera dello scultore - stuccatore comasco Gian Battista Barberini (1625-1691).
La Galleria Museo Palazzo Palazzo Valenti Gonzaga comprende inoltre, un piccolo giardino pensile ed i quattrocenteschi, ampi locali rustici (ghiacciaia, farineria e refettorio).

Sito: www.valentigonzaga.com  content external link

Palazzo della Camera di commercio

camcomNel palazzo liberty di via Calvi, progettato dall'architetto mantovano Aldo Andreani nel 1913, sede centrale della Camera di Commercio di Mantova, è stata collocata la significativa collezione d'arte di proprietà camerale. Si tratta di un prestigioso gruppo di dipinti antichi e di una sostanziosa raccolta di quadri e sculture del XX secolo, testimonianza della vita artistica mantovana intesa nella sua linea maggiore.

Le opere d'arte della collezione camerale sono l'autobiografia di una cultura, di un'epoca, di una città, Mantova, che è un esempio particolare della congiunzione tra cultura ed economia. Le opere antiche sono composte dai Ritratti dei Consoli dell'anno 1450 , affreschi attribuibili a Gerolamo di Giovanni da Camerino, che traggono ispirazione diretta dai modelli aulici degli “Uomini illustri”; dalle Cinque figure allegoriche dipinte da Giorgio Anselmi negli anni 1772-1773 per celebrare il governo virtuoso ed illuminato di Maria Teresa d'Austria; dal Cristo morto di Felice Campi del 1794.

La collezione del ‘900 annovera molti dei nomi eccellenti della pittura e della scultura mantovana del secolo. Evidente è la predilezione per il paesaggio ed i soggetti lombardi che attraversa le scuole e tutti gli orientamenti della pittura locale: il novecentesimo anni Venti, il realismo elegiaco, il chiarismo, le nuove tendenze degli anni Sessanta. Infine è presente una cospicua serie di opere di ispirazione astratta. Con l'istituzione del Premio “Camera di Commercio – Francesco Bartoli”, alla memoria del grande studioso e critico d'arte mantovano, l'Ente acquisisce ogni anno, a seguito di una valutazione autorevole ed autonoma di una commissione di esperti, opere nuove che vanno ad arricchire ulteriormente la collezione.

Sito Ufficiale: CAMCOM  content external link

 

Sinagoga Tempio Norsa

sinagogaL'attuale Tempio di via G. Govi n.13 è la trasposizione precisa e completa, realizzata agli inizi del Novecento, dell'antica e privata Sinagoga Norsa - Torrazzo, già esistente nel 1480 all'interno del Ghetto.
Nel 1513 Papa Leone X accordò la Bolla di riconoscimento ufficiale al titolo di "Scola", denominazione dei luoghi di culto, studio e discussione religiosa.

La Sinagoga di oggi, dichiarata monumento nazionale, è l'unica rimasta delle sei che originariamente costituivano e vivacizzavano la vita religiosa e cultura ebraica della città.
Entrando nella sala rettangolare, ad oriente si trova l'Arca Santa ( Aron ha-Kodesh ) che custodisce i Rotoli della Legge ( Meghilloth - Toràh ) e di fronte, sulla destra, spicca il pulpito ( Tevàh ), entrambi in legno finemente lavorato ed arricchiti da preziosi paramenti ricamati.
Di particolare fattura ed originalità l'ampio complesso, interamente in ferro battuto, costituito da una cornice rettangolare che sostiene lampadari cifrati con il nome della Famiglia. Poiché la tradizione ebraica vieta l'adorazione di immagini, come impone il II Comandamento, le pareti sono ornate da stucchi che riportano versetti biblici.

Nell'ampio edificio, oltre alla sinagoga, si trovano le sedi sia della Comunità Ebraica che dell'Associazione Culturale Mantova Ebraica. L'ultimo piano è interamente dedicato agli Archivi, Storico con documenti originali del periodo 1522 - 1861 ed Amministrativo dal 1861 ai giorni nostri, oltre a spartiti di musiche sacre ottocentesche, registri di Stato Civile e Sentenze del Tribunale Ebraico.

Info per orari e biglietti: tel. 0376 321490

Sito: Pagina Facebook Sinagoga Norsa Torrazzo

Chiese Cittadine

Cattedrale di San Pietro apostolo (Duomo)

La Cattedrale di San Pietro apostolo (Duomo) è situata nella centralissima piazza Sordello, non lontano da Palazzo Ducale e dalla Basilica di Sant’Andrea. Di origine paleocristiana, ma ricostruita in età medievale, la chiesa, inizialmente in stile romanico, venne ampliata agli inizi del XV secolo sotto l'egida di Francesco I Gonzaga: la facciata mistilinea in marmo, rosoni e pinnacoli, progettata da Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne è raffigurata in un dipinto di Domenico Morone, La Cacciata dei Bonacolsi conservata nella reggia gonzaghesca. Nel 1545 il Duomo fu ristrutturato da Giulio Romano, che lasciò intatte la facciata e le pareti perimetrali ma ne modificò sostanzialmente l'interno, trasformandolo in forma simile all'antica Basilica di San Pietro a Roma in versione paleocristiana. L'interno della cattedrale è a croce latina, con aula divisa in cinque navate da quattro file di colonne corinzie scanalate; mentre le due navate laterali esterne e la navata centrale sono coperte con soffitto piano, le due navate laterali interne sono coperte con volta a botte. Lungo ciascuna delle due navate laterali esterne si apre una fila di cappelle laterali, i cui altari sono ornati da pale dei più importanti artisti del manierismo mantovano. Su iniziativa del vescovo Antonio Guidi di Bagno l'attuale facciata completamente di marmo, fu realizzata tra il 1756 e il 1761 dal romano Nicolò Baschiera, ingegnere dell'esercito austriaco.

Sito: www.parrocchiasantanselmomantova.it content external link

Concattedrale di Sant'Andrea apostolo

La basilica concattedrale di S. Andrea fu iniziata su progetto di Leon Battista Alberti, nel 1472, anno della sua morte, da Luca Fancelli, che proseguì nei lavori fino al 1490, e fu completata nel secolo XVIII da Filippo Juvara che costruì la cupola. La basilica, a navata unica perimetrata da profonde cappelle laterali e dalla maestosa volta a botte, servì da modello e prototipo per numerose chiese posteriori. La facciata, che associa un arco di trionfo a un frontone di tempio classico, é l'elemento esterno più degno di nota. La concezione complessiva dimostra un'impostazione inscindibile dai modelli antichi. La monumentale volta a botte, con decorazione a cassettoni, conferisce all'interno dell'edificio grande solennità e le cappelle laterali, anch'esse con volta a botte, ripetono nella stessa scala la struttura e il ritmo della facciata. Nell’interno si trova la tomba del grande e famoso pittore Andrea Mantegna, morto a Mantova nel 1506. Altri apporti architettonici e decorativi sono dovuti a Giulio Romano e la sua scuola, Antonio M. Viani, Giorgio Anselmi, Felice Campi e altri artisti, attivi dal XV al XIX secolo. Tra le cappelle, è da notare quella del Sangue di Cristo o di San Longino (detta anche Boschetti; terza a destra) con i due grandi affreschi laterali (Giulio Romano e aiuti) che rappresentano la Crocifissione con la raccolta del Sangue da parte di San Longino e il secondo ritrovamento della reliquia del Sangue (1048) suggerito da S. Andrea: nella Cripta è conservata la reliquia del Sangue di Cristo, che la tradizione vuole portata da Longino, venerata da papi e imperatori, meta per secoli di pellegrini e oggetto di fede dei cittadini.

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Rotonda di San Lorenzo

La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica della città, fondata tra la fine del XI secolo e l'inizio del XII, forse per volere di Matilde di Canossa. Ispirata alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, la rotonda è a pianta centrale, con soprastante galleria. Un deambulatorio precede e circonda la navata, caratterizzata da dieci colonne e un piccolo abside. Edificata in cotto, secondo la tradizione lombarda del periodo, presenta due colonne di marmo di epoca romana e pilastrini in pietra dei secoli IX-XII provenienti da edifici scomparsi. Originariamente era completamente affrescata, ora rimangono molti lacerti, in particolare sono leggibili quelli di alcune volticelle: per lo schema rigido della composizione e della decorazione degli abiti e l'espressione astratta e idealizzata dei volti, si può dedurre che l'autore sia un maestro dell'XI secolo, ancora legato alla scuola bizantina. Nell'abside un frammento più tardo rappresenta san Lorenzo sulla graticola (XV secolo). Nel 1579 la chiesa fu chiusa al culto per volere di Guglielmo Gonzaga e per oltre trecento anni, alterata e coperta da superfetazioni murarie, fu adibita ad abitazioni e negozi. Essendo caduta la cupola, la navata veniva usata come cortile. “Ritrovata” nel 1906, fu liberata dalle parti architettoniche non pertinenti, restaurata e riaperta al culto. E' affidata alla comunità domenicana dal 1926 e viene conservata, tutelata e aperta al pubblico dall'Associazione per i Monumenti Domenicani.

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Convento e Chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco, sorta nel 1304 e consacrata da Papa Pio II nel 1459, custodiva le tombe della famiglia Gonzaga. La Cappella di San Ludovico da Tolosa è stata il primo mausoleo della famiglia Gonzaga, che coinvolse i migliori artisti dell’epoca, tra cui il modenese Serafino dei Serafini, per la decorazione della cappella; ancora presenti pregevolissimi affreschi che rappresentano la vita del Santo. Venne soppressa alla fine del XVIII secolo, dagli austriaci, ed adibita ad arsenale. Durante la seconda guerra mondiale venne quasi interamente distrutta dai bombardamenti: era rimasta in piedi solo la facciata e la Cappella Gonzaga. Si è poi proceduto alla ricostruzione riprendendo quanto possibile le antiche forme trecentesche.

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Chiesa di Santa Maria del Gradaro

Chiesa già monastica e ora parrocchiale, costruita nel 1256 e recentemente restaurata dopo secoli di abbandono, presenta un’asimmetrica facciata di stile gotico a capanna con rosone e portale. L’interno è romanico-gotico, a tre navate in origine divise in due da un muro (ne restano le basi affrescate) eretto a separare lo spazio dei laici da quello dei monaci; a destra del presbiterio e nell’abside, pregevoli affreschi bizantineggianti presentano due Madonne col Bambino, Profeti e santi e un’Ultima cena. Le navate laterali conservano resti degli interventi cinquecenteschi, con lunette a fresco raffiguranti Episodi della Pasqua, dall’Ultima cena alla Risurrezione. L’adiacente monastero racchiude un incantevole chiostro quattro-cinquecentesco.

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Chiesa di Santa Barbara

Il duca Guglielmo Gonzaga commissionò all’architetto Giovan Battista Bertani la Basilica di Santa Barbara quale cappella di corte nel 1565: Bertani ideò uno spazio centrico, a croce greca sotto un enorme lucernario in funzione di cupola (una singolare “cupola” cubica) e quattro cappelle angolari. In un momento successivo fu aggiunta la cripta, su cui poggia, elevato, il presbiterio, illuminato da un secondo lucernario simile al primo. Per rendere importante la sua creazione, il duca la colmò di privilegi (ottenne dal papa che fosse un’abbazia non soggetta al vescovo cittadino, con un rito proprio) e di opere d’arte, incrementate poi da suo figlio, il duca Vincenzo I. Tra le altre: paramenti preziosi, i nove arazzi su cartoni di Raffaello oggi conservati in Palazzo Ducale, un organo Antegnati, dieci nuove Messe composte dal maggiore musicista dell’epoca, Pierluigi da Palestrina (e con Vincenzo operò qui Claudio Monteverdi), oggetti di raffinata oreficeria (ora esposti nel Museo diocesano) e dipinti tra cui si segnalano la pala dell’abside (Martirio di Santa Barbara, di Domenico Ricci detto Brusasorci), le ante dell’organo (Annunciazione, di Fermo Ghisoni) e le pale dei due grandi altari laterali (Martirio di Sant’Adriano e Battesimo di Costantino, di Lorenzo Costa il Giovane).

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Chiesa di San Maurizio

Fu proprio l’ordine convenutale, nel 1609, a volerne la costruzione che venne affidata ad Anton Maria Viani, all’epoca prefetto delle fabbriche gonzaghesche. L'edificio è ad aula unica con due cappelle per lato conclusa dal profondo coro. La navata e il coro sono chiusi da volte a botte, mentre sulla crociera si innalza la cupola ellittica. La facciata attuale, del 1731, è in stile barocco, convessa a due ordini sovrapposti di paraste composite, raccordati da volute, ed è conclusa dall'alto frontone. All’interno tele di pittori dell’epoca come il mantovano Giuseppe Bazzani ed il bolognese Ludovico Carracci attualmente esposti in Palazzo Ducale. E' oggi chiusa al pubblico e viene utilizzata prevalentemente per eventi culturali ed incontri. L'annesso convento è attualmente adibito a caserma dei Carabinieri.

Sito: https://mantovaducale.beniculturali.it/it/news/726-i-capolavori-di-san-maurizio-a-palazzo-ducale content external link