
Tra le sale completamente restaurate di un palazzo medievale nasce un museo dedicato a una delle più straordinarie collezioni d’arte contemporanea. Dal 29 novembre 2025 il Palazzo della Ragione di Mantova, in piazza Erbe, accoglie la Sonnabend Collection Mantova, che racconta la storia di un secolo attraverso lo sguardo di Ileana Sonnabend, la gallerista e collezionista che ha saputo unire l’America e l’Europa, trasformando per sempre la geografia dell’arte.
Tra gli artisti della collezione: Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Sol LeWitt, Robert Morris, Bruce Nauman, Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Gilbert & George, Bernd e Hilla Becher, Anselm Kiefer, A.R. Penck, Haim Steinbach, Jeff Koons.
Con l’apertura della Sonnabend Collection Mantova, la città del Rinascimento si arricchisce di un museo internazionale che intreccia la storia di una donna che ha rivoluzionato il sistema dell’arte e quella di un luogo che, dal Quattrocento a oggi, continua a essere centro vitale della cultura europea. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Comune di Mantova, la Sonnabend Collection Foundation e Marsilio Arte, con l’obiettivo di rendere accessibile al pubblico una delle collezioni private più importanti del Novecento, compendio della storia dell’arte internazionale dagli anni Cinquanta ai primi anni Duemila.
La raccolta, costruita nel corso di una vita da Ileana Sonnabend (1914–2007) insieme al marito Michael Sonnabend (1900–2001) e al loro figlio adottivo Antonio Homem, offre una testimonianza delle sperimentazioni della cultura visiva dalla metà del XX secolo, delineando una vera e propria mappa della creatività contemporanea. Attraverso le gallerie Sonnabend di Parigi e New York, Ileana ha saputo anticipare e diffondere le tendenze artistiche che hanno ridefinito l’immaginario collettivo: dal linguaggio sperimentale del Neo-Dada alla forza iconica della Pop Art, dalle strutture rigorose del Minimalismo a quelle poetiche dell’Arte Concettuale, fino ai linguaggi visionari dell’Arte Povera italiana e allo sviluppo della fotografia contemporanea.
Il Sindaco di Mantova Mattia Palazzi: “Questa inaugurazione rappresenta per Mantova una svolta concreta. Nella storica sede del Palazzo della Ragione, nel cuore della nostra città – già Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e prima Capitale Italiana della Cultura – apriamo un nuovo museo di arte contemporanea dedicato alla prestigiosa Sonnabend Collection. Portare qui, a Mantova, una delle collezioni private più significative al mondo per l’arte del XX secolo – omaggiando la figura visionaria di Ileana Sonnabend – significa inaugurare un nuovo capitolo per la nostra comunità: una città dal grande passato rinascimentale, legata a nomi come Giulio Romano, Andrea Mantegna e Leon Battista Alberti, che oggi si proietta con convinzione verso il futuro. Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso, realizzato insieme alla Sonnabend Collection Foundation, guidata da Antonio Homem, al direttore artistico Mario Codognato e a Marsilio Arte. Si tratta di un progetto strategico per Mantova, che ci consente di entrare a pieno titolo nel panorama internazionale dell’arte contemporanea e di consolidare la nostra posizione sulla mappa culturale europea. Questo museo non è soltanto un nuovo spazio espositivo, ma un investimento sul futuro della città: sulla capacità di attrarre turismo qualificato, stimolare creatività, formazione e dialogo, e rafforzare la nostra identità. Abbiamo ritenuto inoltre fondamentale conferire ad Antonio Homem la cittadinanza onoraria di Mantova, quale segno di amicizia, fiducia e del profondo legame che, con l’apertura della Sonnabend Collection Mantova, egli ha voluto creare con la nostra città. Con entusiasmo e senso di responsabilità consegniamo oggi a Mantova, e al Paese, un’opera che guarda avanti, valorizzando al contempo la nostra grande storia”.
Antonio Homem, presidente e cofondatore assieme a Nina Sundell della Sonnabend Collection Foundation, dichiara: “La Sonnabend Collection Foundation è molto lieta di inaugurare un suo Museo a Mantova. Per me Mantova è sempre stato un luogo particolarmente significativo, una città che visitai insieme a Ileana e Michael Sonnabend e al nostro amico Attilio Codognato circa cinquant’anni fa. Ci innamorammo subito: della città stessa, della sua architettura e delle splendide opere rinascimentali che già custodisce. Sono profondamente felice che questa mostra, che rappresenta un ritratto di Ileana e Michael così come di me stesso in qualità di collezionisti, ripercorra anche la storia delle attività della Sonnabend Gallery nel corso degli anni”.
Mario Codognato, direttore artistico della Sonnabend Collection Mantova, afferma: “Il percorso di Ileana Sonnabend attraversa un intero secolo di trasformazioni, sostenuto da un desiderio inesauribile di conoscenza e da una fiducia profonda nella capacità dell’arte di interpretare il presente. La sua visione – capace di cogliere con anticipo linguaggi rivoluzionari e di metterli in dialogo tra Europa e Stati Uniti – ha segnato la storia dell’arte moderna. Le mostre pionieristiche dedicate a Rauschenberg, Johns, Gilbert & George o Kounellis testimoniano un intuito raro, aperto all’inedito e alle sue possibilità. Con l’apertura della Sonnabend Collection Mantova, questo patrimonio critico diventa
accessibile al pubblico, restituendo la vitalità di una collezione che continua a interrogare il nostro tempo”.
Luca De Michelis, CEO di Marsilio Arte e Marsilio Editori, dichiara: “Siamo orgogliosi di annunciare l’apertura della Sonnabend Collection Mantova, un progetto di straordinaria rilevanza culturale che abbiamo portato avanti con determinazione, visione e un dialogo costante con il Comune di Mantova. Per la prima volta, una selezione così ampia e rappresentativa della collezione Sonnabend trova una sede dedicata: un luogo pensato per valorizzare non solo le opere, ma anche la storia e le idee che hanno reso questa raccolta una delle testimonianze più autorevoli dell’arte del secondo Novecento. La nuova sede offrirà al pubblico l’opportunità unica di avvicinarsi a un patrimonio artistico di
eccezionale valore, presentato all’interno di un contesto storico e prestigioso che dialoga con la tradizione, l’identità e la vitalità culturale della città. È un traguardo significativo anche per Marsilio Arte, che attraverso questa iniziativa rinnova il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea, nel sostegno alla ricerca curatoriale e nel consolidamento delle relazioni tra istituzioni, artisti e pubblico. Con l’avvio di questo progetto, Mantova si afferma come una tappa imprescindibile per chi desidera esplorare da vicino i grandi protagonisti della Pop Art e gli artisti più influenti del XX secolo. Siamo certi che questa apertura contribuirà a rafforzare ulteriormente il ruolo della città nel panorama culturale internazionale, offrendo nuove occasioni di conoscenza, approfondimento e dialogo per visitatori, studiosi e appassionati”.
“Siamo orgogliosi di affiancarci come sponsor per i prossimi tre anni al Museo Sonnabend Collection, a cominciare dalla bellissima esposizione che ora si inaugura”, ha dichiarato Serena Morgagni, Responsabile Comunicazione di BPER. “Le iniziative artistiche e culturali sono un veicolo di promozione e valorizzazione dell’importante patrimonio del nostro Paese, spesso custodito nei territori in cui operiamo. Da sempre sosteniamo l’arte come espressione di responsabilità sociale e di attenzione alle comunità. Investire nell’arte significa investire nel capitale sociale del Paese”.
Sonnabend Collection Mantova
Il percorso espositivo, curato da Antonio Homem e Mario Codognato, si sviluppa come una narrazione continua che restituisce lo sguardo pionieristico di Ileana Sonnabend e la sua capacità di anticipare le trasformazioni dell’arte contemporanea tra Stati Uniti ed Europa. La Sonnabend Collection Mantova si articola in undici sale che accompagnano il pubblico in un percorso cronologico e tematico dal secondo dopoguerra a oggi. Le 94 opere esposte, tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e opere concettuali, compongono un racconto che mette in luce il ruolo di Sonnabend come mediatrice tra mondi, linguaggi e generazioni.
La prima sala si apre sulle origini della collezione Sonnabend, ponendo l’accento sul momento di transizione dall’Espressionismo Astratto al nuovo interesse per la rappresentazione della realtà emerso alla fine degli anni Cinquanta. Le opere di Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Cy Twombly e James Rosenquist rappresentano il versante americano di questa ricerca, testimoniando la nascita di un linguaggio che rinnova la pittura attraverso l’uso di immagini e oggetti quotidiani. Nella stessa direzione si muovono le opere di Jim Dine e John Chamberlain, che traducono la gestualità pittorica in termini materici e tridimensionali. Il dialogo con l’Europa è rappresentato dai lavori di Mario Schifano e Michelangelo Pistoletto, protagonisti di una nuova sensibilità realista italiana, e da Arman e Christo, legati al gruppo del Nouveau Réalisme. Insieme, queste presenze delineano il programma internazionale della galleria, che fin dagli esordi promuove un confronto tra le nuove tendenze artistiche americane ed europee.
La seconda sala è dedicata alla Pop Art, movimento che Ileana Sonnabend intuisce e promuove in Europa con straordinaria precocità. Le opere di James Rosenquist, Andy Warhol, Tom Wesselmann e Roy Lichtenstein segnano il superamento della gestualità pittorica a favore di immagini dai colori piatti e brillanti, derivate dalla pubblicità e dai mass media. In dialogo con loro, le sculture di Claes Oldenburg e George Segal traducono la realtà quotidiana in forme tridimensionali, tra ironia e immediatezza. La sala testimonia come la visione di Sonnabend abbia colto nella Pop Art non una critica alla società dei consumi, ma la capacità di trasformarne l’immaginario in un nuovo linguaggio artistico universale.
La terza sala esplora il Minimalismo degli anni Sessanta che, parallelamente alla Pop Art, si afferma come reazione all’intensità emotiva dell’Espressionismo Astratto, privilegiando forme essenziali, materiali specifici e chiarezza strutturale. Donald Judd e Robert Morris abbandonano la pittura per confrontarsi direttamente con lo spazio e la materia, mentre Larry Bell e John McCracken approfondiscono luce, trasparenza e colore come elementi strutturali della scultura. Il percorso include anche pratiche concettuali, con i wall drawings di Sol LeWitt, le installazioni rigorose di Mel Bochner e Barry Le Va e i Text Paintings di John Baldessari, opere che mettono in discussione la proprietà e la permanenza dell’oggetto artistico. Chiude il percorso Peter Halley, che negli anni Ottanta reinterpreta la geometria minimalista in chiave urbana e sociale. La sala racconta così il passaggio da una ricerca di riduzione formale a un’indagine sul significato stesso dell’opera.
La quarta sala presenta le ricerche degli anni Sessanta che sviluppano e superano il Minimalismo, concentrandosi sul rapporto con lo spazio e la dialettica tra forma e materiale. Robert Morris esplora il concetto di Anti-Form con i suoi Felt Pieces, opere in feltro dove gravità e processo determinano forma e dimensione. Bruce Nauman trasforma il suono in materiale plastico e utilizza il corpo nei primi film per dialogare con lo spazio, coinvolgendo lo spettatore in modo diretto. Richard Serra sperimenta materiali non convenzionali come gomma vulcanizzata e piombo, creando sculture che assumono forme spontanee in relazione al peso e allo spazio. Keith Sonnier integra luce e trasparenza in installazioni al neon, trasformando l’energia luminosa in esperienza sensoriale e psicologica. La sala mostra come questi artisti condividano la tensione a superare le forme chiuse del Minimalismo, privilegiando processo, materia e interazione con lo spettatore.
La quinta sala celebra l’Arte Povera italiana, introdotta da Ileana Sonnabend alla finedegli anni Sessanta grazie al suo legame privilegiato con l’Italia e alla conoscenza diretta degli artisti torinesi e piemontesi, in particolare attraverso Michelangelo Pistoletto e la vivace scena artistica di Torino. La selezione di questa sala include Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari e Giulio Paolini, protagonisti di un movimento che esplora materiali poveri, processi fisici e chimici, equilibrio tra elementi e interazione poetica con lo spazio. Le opere esposte nella sala mettono in evidenza la varietà dei percorsi individuali e, allo stesso tempo, la comune
attenzione alla riduzione all’essenziale e al rapporto diretto con i materiali, con richiami alle ricerche di Anti-Form e a esperienze precedenti come quelle di Mario Schifano.
La sesta sala esplora le ricerche artistiche degli anni Settanta tra performance, fotografia e concettualismo. John Baldessari rielabora fotografie trovate in chiave narrativa e simbolica, mentre Gilbert & George trasformano il proprio corpo in “scultura vivente” tramite l’uso del mezzo fotografico. Vito Acconci porta la corporeità al centro dell’opera, fondendo azione fisica e implicazioni psicologiche. Christian Boltanski lavora sulla memoria personale e collettiva con installazioni fotografiche che parlano all’identità universale. Piero Manzoni concepisce il corpo come mezzo di condivisione, avvicinando idealmente la fisicità delle azioni di Acconci all’attenzione di Boltanski per l’identità collettiva. Bernd e Hilla Becher, con i loro studi in bianco e nero di architetture industriali, coniugano rigore e minimalismo, mostrando come la fotografia possa diventare linguaggio concettuale. La sala evidenzia così l’interesse di Ileana Sonnabend per una ricerca radicale e interdisciplinare in cui corpo, memoria, luce e immagine ridefiniscono il linguaggio artistico contemporaneo.
La settima sala mette in luce l’esplorazione dei linguaggi sperimentali degli anni Settanta tra pratiche performative, fotografiche e video. William Wegman trasforma il suo cane in soggetto di ironici scatti. Boyd Webb costruisce tableaux vivants che mescolano quotidiano e assurdo; Andrea Robbins e Max Becher documentano spostamenti culturali e geografici; Luigi Ontani, così come Anne e Patrick Poirier riflettono sul passato attraverso travestimenti e ricostruzioni storiche, mentre Hiroshi Sugimoto cattura il tempo in immagini sospese e atemporali. Richard Artschwager, unico non fotografo della sezione, trasforma oggetti quotidiani in spazi stranianti.
L’ottava sala racconta le ricerche artistiche degli anni Ottanta, caratterizzate dall’ambiguità della percezione e dal superamento dell’umano. Terry Winters e Carroll Dunham trasformano la pittura in processi organici, con segni e forme che evocano organismi biomorfici. Peter Fischli e David Weiss giocano con il quotidiano, tra fotografia, video e sculture, trasformando oggetti banali in presenze enigmatiche. Robert Feintuch mescola ironia e tensione psicologica attraverso la figurazione, mentre Rona Pondick esplora corpi in metamorfosi, unendo calchi realistici a forme ibride. La sala mette in luce la capacità di questi artisti di spiazzare lo spettatore giocando con il confine tra realtà e immaginazione.
La nona sala esplora il dialogo tra fotografia e pittura, mostrando come il medium fotografico possa confrontarsi con la storia della pittura senza annullarla. Candida Höfer, formatasi nella Scuola di Düsseldorf, restituisce interni pubblici silenziosi e rigorosi, indagando la “psicologia dell’architettura sociale” attraverso l’assenza delle persone. Elger Esser e Lawrence Beck reinventano il paesaggio come spazio di memoria e contemplazione, evocando vedute storiche con precisione compositiva e luce delicata, mentre Clifford Ross, partito dalla pittura e dalla scultura, sperimenta tecniche digitali e supporti inusuali per catturare la grandiosità della natura. Matthias Schaller rende omaggio alla pittura attraverso fotografie di grandi formati dedicate alle tavolozze dei maestri, tra cui Paul Cézanne, rivelando un dialogo intrinseco tra i due linguaggi. Questi artisti, presenti in galleria dagli anni Novanta fino alla chiusura del 2014, confermano come fotografia e pittura possano coesistere, generando nuove possibilità di linguaggio e di visione.
La decima sala esplora il Neo-Espressionismo tedesco con Anselm Kiefer, Jörg Immendorff e A.R. Penck. Le opere di Kiefer stratificano storia, mito e ideologia, affrontando il trauma della memoria collettiva tedesca; Penck presenta figure totemiche e simboliche che conquistarono subito il pubblico americano; Immendorff trasforma soggetti quotidiani in allegorie oniriche e politicamente cariche. La sala mostra come questi artisti condividano un approccio in cui pittura e storia s'incontrano, trasformando simboli e memoria in strumenti di riflessione e resistenza culturale, aprendo nuove prospettive per il dialogo tra arte, politica e memoria collettiva.
L’undicesima e ultima sala presenta Jeff Koons, Haim Steinbach e Ashley Bickerton, protagonisti della stagione Neo-Geo americana degli anni Ottanta. Koons trasforma oggetti quotidiani e icone popolari in sculture monumentali, celebrando il kitsch con una sorprendente autonomia creativa. Steinbach dispone oggetti comuni su mensole, restituendo un equilibrio formale che dialoga con la tipologia concettuale dei Becher e con la tradizione Pop, dove il quotidiano diventa materia poetica. Bickerton, invece, fonde rigore geometrico e colori di ispirazione Pop in opere che evocano il Minimalismo per poi sovvertirne i codici, trasformando superfici e strutture in riflessioni sull’identità e sulla percezione. Insieme, gli artisti reinterpretano l’eredità della Pop e del Concettuale in un linguaggio nuovo e lucidamente contemporaneo, capace di trasformare la cultura di massa in icona dell’arte del tempo.
In occasione dell’apertura, il museo ospita anche un focus temporaneo dedicato agli Screen Tests di Andy Warhol, ritratti filmati di un centinaio di personaggi diversi realizzati tra il 1963 e il 1966. In questi cortometraggi in bianco e nero, Warhol filmò sia visitatori famosi dello studio – tra cui Allen Ginsberg, Dennis Hopper, Salvador Dalí, Susan Sontag, Bob Dylan, Marcel Duchamp e Lou Reed – che persone comuni, trasformandoli in “ritratti viventi”. Vengono presentati ventuno film della durata di circa quattro minuti ciascuno, selezionati dalla Sonnabend Collection Foundation in collaborazione con la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts e l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh.
Il progetto allestitivo è curato da unostudio.
Sponsor dell’iniziativa è BPER Banca.
Informazioni e biglietteria
I biglietti sono acquistabili al sito: https://sonnabendmantova.vivaticket.it/
Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica: 10:00 - 18:00.
Chiusura biglietteria ore 17:00.
Chiuso il martedì.
Chiuso il 25 dicembre, aperto nelle altre festività.
Palazzo della Ragione di Mantova (Piazza Erbe 13, Mantova).
Sito web e canali social dedicati:
● Sito Web: www.sonnabendmantova.it
● Instagram: @sonnabendmantova
● Facebook: SonnabendCollectionMantova
