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Progetto "La via Carolingia"

DOSSIER DI CANDIDATURA PER RICONOSCIMENTO DI “ITINERARIO CULTURALE EUROPEO” Comune Capofila - Città di Fara in Sabina

PREMESSA: Perché un itinerario …
A livello storiografico si è a lungo dibattuto sul bilancio del periodo carolingio e sulla portata dell'azione che Carlo Magno, i suoi successori e la sua corte portarono avanti durante un lungo arco cronologico per costruire, nei limiti in cui questa concezione debba e possa essere intesa, un nuovo impero basato sul modello e sulla continuità con il mondo classico, che per alcuni è sembrato prefigurare gli albori dell'Europa. In qualunque modo debba essere inquadrato questo aspetto storiografico non sembrano sussistere molti dubbi sul fatto che l'età carolingia, pur nella labilità dei nuovi assetti di potere configurati, costituì un importante momento contraddistinto da un grande sforzo politico, sociale, religioso, economico e culturale teso a delimitare in modo nuovo gli equilibri politico-istituzionali che si erano fino ad allora delineati in conseguenza del collasso delle istituzioni tardo-romane, con una frammentazione talmente accentuata da far prefigurare il dissolvimento dell'eredità del passato. L'idea di proporre la riscoperta e la valorizzazione del corridoio territoriale interessato dalla “Via Carolingia”, percorso che segue il tragitto di discesa di Carlo Magno da Aquisgrana a Roma nel Natale dell' 800, nasce da due forti e sentite esigenze:

  • La “memoria storica”, cioè la necessità di risvegliare negli abitanti e nei visitatori del nostro “Bel Paese” la curiosità verso quel passato, proprio dell'Italia ma che è il risultato di continue influenze derivate dagli incontri con altri popoli, che ha segnato indissolubilmente il nostro presente con la nascita della nuova Europa unita;
  • Il bisogno di creare una rete nazionale ed internazionale culturale per ricercare una matrice comune che possa mettere in relazione territori caratterizzati da un immenso patrimonio culturale e paesaggistico, e un altrettanto grande bagaglio storico su un'area che per molti secoli è stata zona di transito, quindi di incontri e di diffusione di quella cultura storica, politica, economica ed artistica di cui ancora oggi possiamo cogliere echi nel moderno modus operandi et vivendi dell'Europa unita.

Come meglio descritto successivamente, la “Via Carolingia” è uno dei percorsi che uniscono l'Italia all'Europa. È un simbolo delle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, i cui valori, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società quegli ideali e modi di agire ancora oggi presenti nel nostro vivere quotidiano come nelle disposizioni politiche, economiche, sociali e culturali attuate dalla nuova Europa unita. La prima fase del presente progetto è stata basata sulla ricostruzione dell'itinerario che l'imperatore Carlo Magno percorse nella sua discesa in Italia tra l'anno 800 e l'801, ma questa traccia vuole essere solo il primo passo di un ampliamento del progetto stesso all'intera età carolingia, da realizzare nelle fasi successive. La necessità di ricevere un riconoscimento politico europeo, in riferimento alla Risoluzione 4 del 17 marzo 1998, è quindi sentita come conditio sine qua non per la stessa esistenza e sviluppo del progetto considerata la sua essenziale valenza europea nel creare un “cammino” alla riscoperta delle origine dell'Europa occidentale.

DESCRIZIONE DEL PROGETTO: L'idea: Carlo Magno e la nascita dell'Europa

“La Via Carolingia” nasce come un progetto di recupero, valorizzazione e gestione dei contesti paesaggistici e culturali interessati dal tragitto che percorse Carlo Magno da Aquisgrana a Roma, dove Papa Leone III, nella notte di Natale dell'800, lo avrebbe incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero. La Via Carolingia è la grande direttrice viaria che, tra VIII e IX secolo, ha costituito la principale via di comunicazione dei sovrani carolingi tra l'Europa e il Regnum Italiae e rappresenta uno dei legami culturali più forti che unisce l'Italia all'Europa. È un simbolo delle eredità culturali, sociali, economiche, religiose ed umanistiche dell'Europa stessa, i cui valori, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società il ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili ed il rispetto del diritto stesso. L'importanza del progetto è data proprio dal suo carattere europeo che, ponendosi come obiettivo la valorizzazione dell'itinerario storico della Via Carolingia, costituisce un momento importante in grado di sottolineare efficacemente l'impegno per la ricerca delle origini comuni e per la fattiva cooperazione tra diversi Paesi che anima questa fase di progressiva unità dell'Europa, per la costruzione di una più salda identità europea, all'indomani della sottoscrizione della nuova Costituzione.
L'età carolingia costituì un importante momento contraddistinto da un grande sforzo politico, sociale, religioso, economico e culturale teso a delimitare in modo nuovo gli equilibri politico-istituzionali che si erano fino ad allora delineati in conseguenza del collasso delle istituzioni tardo-romane. La capacità dei carolingi fu quella di costruire un progetto complesso e articolato che poggiava i suoi cardini sulle strutture religiose e su quelle statali nuovamente ricostruite per dare uniformità e coerenza di gestione ai frammenti territoriali che Carlo Magno aveva unificato grazie a rapide campagne militari.
La Figura di Carlo Magno, a cui fu conferito nell'anno 800, con il rango imperiale, il titolo di “ rex patriae Europae ”, viene proposta quindi come guida di questo percorso alla riscoperta delle radici dell'Europa; non a caso proprio colui che cercò di plasmare il suo impero in senso unitario e nella cui volontà si possono cogliere i primordi degli elementi fondanti il nostro moderno concetto di Europa:

  • Unificazione della moneta: nel tentativo di restaurare l'antico Impero Romano in Occidente, Carlo Magno cercò di dare ai territori assoggettati un sistema monetario unico (800). Fece coniare una moneta sottile d'argento di circa 20 millimetri, del peso di 1,7 grammi, rozzamente disegnata che venne chiamata “denaro".
  • Creazione di un sistema politico e amministrativo unitario: Carlo Magno salì al trono il 9 Ottobre 768, ma solo nel 771, con la morte del fratello Carlomanno, iniziò ad esercitare in pieno i suoi poteri. Il Sacro Romano Impero era una formazione statale nata con l'incoronazione di Carlo Magno nel Natale dell' 800 avvenuta per mano di Papa Leone III, il quale aveva visto nel re dei franchi il difensore ideale per la Chiesa e la religione cattolica. Dal nome dell'impero stesso traspare l'ideale politico e religioso del Medioevo volto a realizzare uno Stato universale che da un lato fosse continuatore dell'universalità dell'Impero Romano, dall'altro costituisse la propria unità sui valori cristiani. Il Sacro Romano Impero sul piano territoriale si estendeva su gran parte dell'Europa centro-occidentale e si può considerare il più riuscito tentativo di resuscitare l'idea imperiale , almeno relativamente all'area continentale. Il centro dell' impero, la cui capitale era Aquisgrana, era costituito dalla corte in cui risiedevano il sovrano e i suoi dignitari sia laici che ecclesiastici. Nonostante tutti gli sforzi di questa assemblea che cercava di produrre un'omogenea legislazione, l'Impero restava una realtà sovranazionale, formata cioè da più popoli che continuavano a rispettare le loro leggi. Dopo la sua incoronazione, Carlo Magno, si trovò di fronte il problema di come poter far sentire la sua autorità anche nelle zone più lontane del suo vastissimo impero. Infatti, data l'estensione del territorio e le scarse e lente comunicazioni del tempo, era naturale che l'autorità dell'imperatore non avrebbe potuto farsi sentire ovunque. Così Carlo Magno divise l'Impero in vari territori, le contee. Solitamente ogni contea comprendeva una città e la campagna circostante; a capo di ciascuna contea vi era un uomo di fiducia (scelto tra i migliori generali) che prendeva il titolo di conte, i cui poteri erano svariati: amministrazione della giustizia, riscossione di tasse e comando delle truppe. Nelle zone di confine, invece, in cui il territorio era più vasto, vennero istituite le marche con a capo un marchese che aveva in particolar modo funzioni militari. In queste zone infatti erano presenti presidi militari più numerosi in grado di fronteggiare un attacco nemico. 
  • Unificazione in campo legislativo: i grandi dignitari si riunivano periodicamente nella corte di Aquisgrana in grandi assemblee, i placiti , in cui venivano emanati i capitolari , disposizioni che contenevano norme riguardanti questioni politiche, religiose e amministrative.  per imprimere una politica unitaria, Carlo Magno istituì un corpo di funzionari, i missi dominici, i quali attraversavano l'impero per risolvere le questioni di interesse generale, secondo le direttive ( capitolari ).
  • Creazione di una cultura comune: Carlo Magno era riuscito a creare un Impero superiore, a livello amministrativo, ai vari regni barbarici, quindi nel determinarne le istituzioni prese ispirazione da ideali che sopravvissero per tutto il periodo medioevale. L'Imperatore capì la grande importanza rivestita dalla cultura e cercò di favorirne la diffusione con ogni mezzo, reintroducendo lo studio in modo da elevare il livello d'istruzione tra i popoli dell'Impero. Molte scuole pubbliche vennero aperte presso sedi vescovili e monasteri; in esse si insegnavano la lettura e la scrittura. In un secondo tempo gli studenti apprendevano la grammatica, la retorica e la dialettica; gli studi proseguivano poi con l'apprendimento dell'aritmetica, della geometria, della musica e dell'astronomia. Questo ordinamento degli studi portò l'Impero a dotarsi di una classe di burocrati colti e molto efficienti; tale ordinamento rimase in vigore fino agli inizi dell'età moderna. Sotto Carlo Magno, si assistette ad una rifioritura della lingua latina, divenuta lingua ufficiale dell'Impero, che veniva studiata sia su testi sacri che sulle opere di scrittori dell'epoca classica, trascritti in codici dai copisti dei monasteri. Il centro trainante di questa rinascita culturale fu l'Accademia Palatina di Aquisgrana, situata direttamente nel palazzo imperiale e fortemente voluta da Carlo Magno. Si trattava di una scuola superiore, molto simile ad un'università, nella quale insegnarono alcuni fra gli uomini più dotti del periodo, tra i quali il monaco di origine irlandese Alcuino, che ne fu anche direttore; il sassone Eginardo, che fu segretario e biografo dell'Imperatore; lo storico longobardo Paolo Diacono. Gli allievi di questa scuola erano destinati a ricoprire in seguito alte cariche sia religiose che politiche.

Quanto detto finora permette di delineare ancora più chiaramente una volontà di unità Europea esistente già tra l'VIII e il IX secolo da parte dell'imperatore Carlo Magno e di comprendere l'importanza del progetto, che permetterebbe di riscoprire un percorso geografico e storico-artistico sulle tracce di colui che per primo inseguì un ideale di unità del nostro continente. La ricostruzione delle tappe di questo passaggio costituisce, nel contempo, un pretesto e un'opportunità significativa per gettare le basi di una serie di azioni più articolate e complesse che intendono mettere in rete e far riemergere, a livello europeo, un rilevante patrimonio storico e monumentale. L'itinerario originario era ovviamente costituito non da una singola strada, ma da un insieme di percorsi tracciati, o meglio da un “fascio di strade”, che furono percorse dalla corte regia. Questa idea del “cammino”, che evoca non solo la meta, ma il continuo attraversamento dei confini, che è sinonimo di fiducia, apertura, riflessione, confronto, sosta, scoperta, dialogo, ospitalità, confronto ed incontro, può contribuire oggi alla costruzione morale e civile dell'Italia nella consapevolezza della sua vocazione europea, della sua collocazione geografica e storica che fa da ponte, nel Mediterraneo, tra Occidente ed Oriente e tra Settentrione e Meridione.

LINEE STRATEGICHE
Il progetto “ La Via Carolingia ” è nato per rispondere al bisogno di ricercare e trasmettere il senso di appartenenza ad una comunità più grande, quale è l'Europa, seguendo il percorso del viaggio e le tappe che Carlo Magno effettuò nell'autunno dell'800 per recarsi a Roma, dove papa Leone incoronò il sovrano carolingio, e di recuperare, salvaguardare, valorizzare e gestire i contesti paesaggistici e culturali interessati dal tragitto, mediante l'integrazione a sistema, per la fruizione turistica e culturale del territorio: queste esigenze sono divenute anche gli obiettivi generali del lavoro portato avanti in fase di progettazione.
La Via Carolingia si pone quindi come un segno tangibile della comunità culturale europea e costituisce un momento importante in grado di sottolineare efficacemente l'impegno per la ricerca delle origini comuni e per la fattiva cooperazione tra i diversi Paesi che anima questa fase di progressiva unità dell'Europa, per la costruzione dell'identità europea. Pertanto il progetto prevede due linee strategiche :

  • LINEA 1 : Si struttura come segue:
    1.a – La dimensione paesaggistica: La conoscenza dei contesti paesaggistici. Ricognizione dei territori di contesto attraverso l'analisi delle caratteristiche storiche naturali, estetiche e delle loro interrelazioni, per una successiva individuazione e definizione dei valori “culturali” , da tutelare, recuperare, valorizzare e gestire congiuntamente con Enti ed Istituzioni centrali e locali
    L'itinerario compiuto da Carlo Magno per raggiungere Roma nell'800 non è costituito da una singola strada, ma da un insieme di percorsi che toccano di volta in volta città e paesi raggiunti per identificarli come parte dell'Impero e per riconoscervi l'immagine materiale delle città come rivelatrice di una forma e di una struttura. L'itinerario “Via Carolingia” dovrebbe consentire di mettere in luce l'aspetto delle città medievali attraverso quei documenti in grado di collegare le città ai modelli ideali, estetici e ideologici che percorrevano l'Europa tra l'VIII e il IX secolo. In prima istanza bisogna ricorrere a quei documenti in cui si esprime la coscienza urbana degli italiani nel Medioevo, e tra questi gli elogi delle città, le “ laudes civitatum ” per passare poi ad evidenziare i testi che riuniscono racconti, leggende, tradizioni note come mirabilia urbis ; inoltre vanno indagate le cronache cittadine che costituiscono uno dei campi più ricchi della storiografia medioevale, soprattutto in Italia. Attraverso questi documenti si potrà ricostruire l'interesse politico-sociale e quello culturale che animarono Carlo Magno e il suo seguito nell'individuare i percorsi e i luoghi per raggiungere Roma. Questa analisi si traduce nel rendere riconoscibili strutture e monumenti: le strutture evidenziano la forma e la maglia della città, il tracciato delle mura, le vestigia di grandi assi (decumano e cardo) e del loro incrocio; i monumenti permettono di riconoscere quelle immagini di continuità o di rottura nei confronti della città antica. Le città dell'alto Medioevo sono primieramente fatte di negazione e distruzione della città antica. Si pensi all'abbandono o riconversione di tutti i centri della vita sociale, politica e artistica della città romana: i templi, il foro, il circo, lo stadio. A questa scomparsa si accompagna una riconversione dell'antico ad opera del cristianesimo che comincia, proprio nell'epoca di Carlo Magno, a modellare la città medievale. La chiesa diventa il monumento urbano per eccellenza e la rete delle chiese costituisce l'ideogramma urbano: all'ordine geometrico della città antica segue dunque un nuovo ordine fatto di irregolarità urbane causate dalla disposizione dei monumenti legati alla casualità della localizzazione delle reliquie e dei ricordi dei martiri, alla sinuosità delle vie e all'esiguità di spazi anche per l'assenza di autorità urbane in grado di imporre una regola urbanistica. Inoltre l'inurbamento dei morti, con conseguenti tombe isolate e sepolcri nelle chiese costituirà un elemento importante nella immagine del Medioevo. Nelle città la cattedrale si pone come centro del potere oltre che centro religioso, ma ad essa si affiancano altre chiese e in particolare conventi e abbazie che determinano forme policentriche perché nello stesso tempo si creano diversi centri agli angoli delle città e intorno ai conventi. Un aspetto qualificante dell'itinerario europeo detto “Via Carolingia” dovrebbe puntare alla riconoscibilità nelle città europee (Francia, Germania, Italia) di quei segni presenti all'epoca di Carlo Magno evidenziandone aspetti ideologici e culturali.
    All'interno delle città italiane, per esemplificare i caratteri delle ricerche da effettuare, sono presenti, qualitativamente e quantitativamente, monumenti antichi tanto che dopo una eclissi parziale di essi, ricomparirà con maggiore vivacità l'immagine antica pur rivisitata e rimodellata. Ecco, Carlo Magno tra l'VIII e il IX secolo, oltre alla volontà di mostrare i caratteri imperiali alle città che incontra, è anche attratto dalla riscoperta di un “antico” rivisitato e riproposto? Se è vero che dall'età carolingia sino alla metà del XIII secolo, l'immagine delle città è legata alla funzione svolta dagli imperatori, si possono segnalare monumenti e forme urbane che manifestano tale atteggiamento.
    Le città italiane, soprattutto nell'alto medioevo, quindi al tempo di Carlo Magno, sono spesso legate a modelli reali o immaginari il cui valore suggerisce alla città di assumere taluni elementi materiali a cui dare valori simbolici. Come in altri campi dell'immaginario medioevale, nel caso delle città due riferimenti esprimono la forma urbis: quella biblica e quella romana, quest'ultima evidentemente presente in Italia più marcatamente che in altre regioni dell'occidente medievale.
    Il tema urbano che assume valore di modello per la città medievale è il tema della città di Davide che con il Palazzo e il tempio fa emergere l'immagine di Gerusalemme come punto di riferimento preciso. L'Apocalisse di San Giovanni con la descrizione delle mura, delle città e delle porte indica una strada da seguire per impostare la struttura della città medievale: così assumono valore proprio le mura, le porte, la piazza e di conseguenza la pianta della città. A questo proposito la pianta quadrata e quella circolare si impongono come immagine urbana da realizzare.
    Nel momento in cui Carlo Magno intraprende il suo viaggio verso Roma non sono ininfluenti i richiami di alcune città che hanno puntato a ricreare nella Gerusalemme celeste e nello schema richiamato da San Giovanni la forma da dare ai propri spazi urbani.
    Ecco allora che le dodici porte descritte per la Gerusalemme celeste si ripresentano in alcune città italiane e bisogna mettere in luce quali luoghi tra l'VIII e il IX secolo giustificavano una visita al di là di interessi politici e culturali. A Ravenna nel 709 la città viene divisa in undici parti per ragioni militari mentre la dodicesima è dominata dalla chiesa. La divisione in dodici è testimoniata inoltre a Bologna e, a Spoleto già nel VIII secolo, per poi presentarsi a Roma nell'XI secolo.
    L'altro elemento legato alle dodici porte di Gerusalemme è l'idea della guardia della città affidata a dodici santi protettori che svolgono nell'alto medioevo il ruolo svolto dai dodici angeli della Gerusalemme celeste.
    A Milano come a Verona ( Versum de Mediolanim civitate , VIII secolo e il Versus de Verona , tra il 796 e l'806) i corpi dei santi della città sono evocati con un gruppo di sei martiri e di sei vescovi confessori e la localizzazione delle reliquie è indicata in prossimità delle mura e delle porte. In questo caso è il cristianesimo a dare una forte caratterizzazione alle città italiane proprio con la cristianizzazione dei luoghi che sostituiscono sistematicamente templi, terme, teatri, circhi, stadi e altri “monumenti” della città antica. Le chiese diventano i monumenti dominanti della città medievale e non vi è dubbio che Carlo Magno nell'impostare il suo tragitto verso Roma punti ad incontrare città e luoghi sacri che avvalorino la cristianizzazione dell'impero.
    Non è un caso che l'incontro con la città di Ravenna inizi con la visita all'abbazia di Pomposa già menzionata nel VII secolo per poi rivolgersi al Battistero neoniano del V secolo e al Battistero degli Ariani del VI secolo; quindi il mausoleo di Galla Placidia (V secolo) S. Apollinare (VI secolo), S. Vitale (V secolo), S. Apollinare in Classe (VII secolo) costituiscono le tappe di un preciso disegno religioso oltre che politico che Carlo Magno ha ben presente. Infatti all'imperatore non poteva sfuggire l'importanza avuta da Ravenna nel periodo romano quando l'imperatore Onorio elesse la città a seconda Roma dell'Impero di Occidente e con sua sorella Galla Placidia la arricchì di monumenti. Né a Carlo Magno era estranea l'importanza data a Ravenna dai Goti di Teodorico e dai vescovi che e ne esaltarono la fortuna costruendo importanti monumenti. Ravenna dunque offre alla odierna attenzione una serie di edifici laici e religiosi che Carlo Magno vede durante il suo percorso verso Roma. Per primo si può indicare il mausoleo di Galla Placidia, piccolo edificio in laterizi a croce latina con i più antichi e prodigioso mosaici della città. Si crede retto dall'imperatrice Galla Placidia prima della metà del secolo V. Subito dopo è la basilica di San Vitale, massima testimonianza dell'arte paleocristiana in Italia, innalzata dopo il 525 per opera dei vescovi Giuliano Argentario e Massimiano. Ancora oggi al Basilica è straordinariamente suggestiva, a pianta ottagonale con il vano centrale sormontato da una cupola retta da pilastri e colonne. Senza dubbio l'edificio affascinò l'imperatore Carlo Magno se proprio a San Vitale si ispirò per il modello della cattedrale di Aquisgrana nella quale inoltre utilizzò preziose colonne sottratte proprio da San Vitale unitamente a marmi e gran quantità di mosaici trasportati via mare verso la Germania con il consenso del Papa Adriano I. Altri monumenti ravennati utili a riproporre le emozioni provate da Carlo Magno sono il Battistero fatto erigere dal vescovo Neone dopo il 450, e il Battistero degli ariani del VI secolo. Il Battistero neoniano è un piccolo edificio di forma ottagonale arricchito all'interno da ricchi mosaici e al centro da fonte battesimale tutto di marmi antichi.
    Il Battistero degli ariani è anch'esso a pianta ottagonale a conferma della fortuna di questa forma per tutto il periodo paleocristiano. Infine due edifici fatti costruire dal re dei Goti Teodorico erano presenti al tempo della visita di Carlo Magno: il Mausoleo di Teodorico e la Basilica di S. Apollinare. S. Apollinare fu eletta da Teodorico del 520 per il culto ariano e passata al culto cattolico sotto il vescovo Agnello nel 560: è celebre per i mosaici interni.
    Il mausoleo di Teodorico si presenta ancora oggi come una solitaria e austera costruzione formata da grandi blocchi di pietra d'Istria di perfetta struttura ed è coperto da una cupola di un solo blocco di pietra di 11 metri di diametro. È forse il monumento che più ci trasmette i caratteri dell'architettura medievale che troviamo esemplari in articolate forme e volumi lungo tutti i percorsi del medioevo europeo. Ancora per evidenziare le caratteristiche della “via” di Carlo Magno è utile leggere paesaggi e tratti stradali che richiamano insegne del medioevo. Esempio interessante è dato dal paesaggio e dalle tracce della via consolare Mediolanum-Ticinum che portava a Pavia, l'antica Ticinum dei romani. In questo caso l'itinerario della “via carolingia” oltre ai monumenti presenti all'epoca di Carlo Magno come il palazzo di Teodorico, la Basilica di San Michele, la Chiesa longobarda di San Pietro in Ciel d'oro e la Chiesa di S. Eusebio, si potrà soffermare sul singolare tessuto morfologico del territorio e mostrare come sia ancora oggi un segno evidente del paesaggio il percorso stradale antico che ci permette di avere la stessa visione panoramica che si offriva ai viaggiatori del medioevo.
    Nel qualificare le scelte operate per incontrare le città dell'itinerario vanno messi in luce i monumenti e le parti delle città in grado di stimolare un itinerario di visita odierno portatore di una visibilità storica di carattere europeo.
    Si intendono con tale termine la complessità dei valori di un contesto e cioè storici, monumentali, paesaggistici e rappresentativi delle manifestazioni identitarie per la collettività