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Polveri (PM 10 e PM 2,5)
Con il termine polveri atmosferico , in inglese PM (Particolar Matter) si intende, in generale, l'insieme di particelle solide e liquide che si trovano sospese nell'aria.
Parte di queste sono emesse come tali da diverse sorgenti naturali e antropiche, parte derivano invece da una serie di reazioni chimiche e fisiche che avvengono nell'atmosfera.
Sono di diametro vario e si originano da industrie, apparecchiature e mezzi in movimento. Si distinguono le polveri grossolane, con un diametro compreso tra 2,5 e 30 micron e quelle fini con diametro inferiore a 2,5 micron. Le polveri PM10 e PM2,5 provengono sia da sorgenti naturali che antropiche: quelle più grossolane da combustioni incontrollate, da processi meccanici di erosione e disgregazione del suolo, comprendono anche spore e pollini. Quelle fini derivano dalle emissioni del traffico veicolare, da attività industriali, da impianti di produzione di energia elettrica. Le più importanti sorgenti naturali sono:
- aerosol marino (sali, ecc.)
- suolo risollevato e trasportato dal vento
- aerosol biogenico (spore, pollini, frammenti vegetali, ecc.)
- emissioni vulcaniche
- incendi boschivi
Le più rilevanti sorgenti antropiche sono:
- Emissioni da traffico veicolare
- Emissioni da latri macchinari e veicoli (veicoli/macchinari in uso in agricoltura, aeroplani, treni, navi, ecc.)
- Combustione di carbone ed oli (centrali termoelettriche, riscaldamento civile, combustione di legno, di rifiuti)
- processi industriali (cementifici, fonderie, miniere, ecc.)
- combustione di residui agricoli
La legislazione italiana regolamenta la concentrazione delle PTS polveri totali sospese , le polveri PM10, con diametro inferiore a 10 micron, comprendenti il sottogruppo di polveri più sottili, le PM 2,5 con diametro inferiore a 2,5 micron. Le due tipologie di polveri sono generalmente ben distinte per quanto riguarda l'origine e i processi di formazione, per quanto riguarda la composizione chimica ed il comportamento nell'atmosfera. Le polveri PM 10 sono comunque costituite per circa il 60% dalla frazione più sottile denominata PM 2,5. Quanto minori sono le dimensione delle particelle, tanto maggiore è la loro capacità di penetrare nei polmoni e di produrre effetti dannosi sulla salute umana. Per questo motivo le polveri PM 10 e PM 2,5 presentano un interesse sanitario sicuramente superiore rispetto alle PTS. Nonostante tra PM10 e PM2,5 vi sia una certa sovrapposizione dimensionale è possibile la seguente distinzione:
Le polveri PM 10 sono denominate anche polveri inalabili, in quanto sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell'apparato respiratorio (dal naso alla laringe). Le polveri PM 2,5 sono invece denominate polveri respirabili in quanto sono in grado di penetrare nel tratto inferiore dell'apparato respiratorio (dalla trachea sino agli alveoli polmonari). A causa delle ridotte dimensioni, una volta emesse le polveri restano sospese nell'atmosfera; le Polveri PM10 fino a circa 12 ore, le polveri di diametro inferiore anche fino ad un mese. Per tale motivo le polveri per la loro composizione e per ciò che trasportano sono pericolose per la salute dell'uomo.
Gli elevati livelli di PM10 possono incrementare il numero e la gravità degli attacchi di asma, causare od aggravare bronchiti ed altre malattie dei polmoni e ridurre la capacità dell'organismo di combattere le infezioni. Le persone maggiormente vulnerabili sono i bambini, gli anziani e chiunque svolga intensa attività fisica all'aperto, nonché le persone sofferenti di asma e bronchiti. Le fonti urbane di emissione delle polveri PM 10 sono principalmente:
- i trasporti su gomma. Tutti i mezzi di trasporto emettono polveri fini. In ogni caso i veicoli diesel, sia leggeri sia pesanti, emettono un quantitativo di polveri, per km percorso, maggiore rispetto ai veicoli a benzina, riconosciuti comunque responsabili della produzione di piccole quantità di questo inquinante. Le emissioni sono in parte attribuibili anche all'usura di freni e pneumatici e al risollevamento di polvere presente sulla carreggiata.
- gli impianti di riscaldamento civili. Possono emettere polveri in particolare gli impianti alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o legname. Sembrano invece trascurabili le emissioni di polveri dagli impianti alimentati a metano
Sono invece sempre meno presenti, all'interno delle aree urbane, fonti di inquinamento industriali. Gli inquinanti emessi da camini di altezza elevata possono tuttavia essere trasportati dagli agenti meteorologici anche su grandi distanze.
Effetti sulla salute. Sono inalabili sia le PM-2,5 che le PM-10. Queste particelle possono accumularsi nei tratti del sistema respiratorio e sono associate a numerosi effetti. L'esposizione alle particelle più grandi è associata principalmente all'aggravamento di patologie esistenti, come ad esempio l'asma. Le particelle fini sono più strettamente correlate con l'aumento delle ospedalizzazioni, dei ricoveri e delle emergenze da pronto soccorso per affezioni del cuore, dei polmoni, sintomi afferenti all'apparato respiratorio, diminuzione delle funzionalità polmonari. Le fasce di popolazione più sensibili, quali gli anziani, sono maggiormente esposte a questi sintomi, oltre che a patologie di tipo cardiopolmonare e all'asma. La pericolosità delle polveri è dovuta al fatto che possono penetrare in profondità nell'apparato respiratorio e che sono veicolanti di sostanze che possono essere molto tossiche. (Le polveri PM 10 sono costituite da una miscela di sostanze che includono:
- elementi quali il carbonio, il piombo, il nichel;
- composti come i nitrati, i solfati o composti organici;
- miscele complesse come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli diesel.)
Si possono così sintetizzare gli effetti delle polveri:
- Un'esposizione di breve periodo può irritare i polmoni e causare broncocostrizione, tosse e mancanza di respiro.
- Le sostanze che si dissolvono dal materiale particellare possono causare danni alle cellule.
- Un'esposizione di lungo periodo a basse concentrazioni può indurre il cancro.
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